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Dal tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo economico all’ingresso in Esseco Industrial, dal progetto Reborn per il rilancio del sito produttivo sino ai prossimi ingenti investimenti che proiettano lo stabilimento di Pieve Vergonte nel futuro. La recente storia di Hydrochem Italia è stata protagonista – venerdì 17 novembre – dell’Assemblea Pubblica “Sviluppo Sostenibile del Territorio: Azioni e Progetti” organizzata da Unione Industriale VCO presso il centro eventi “Il Maggiore” a Verbania, Piemonte.

Un momento di dialogo tra istituzioni e aziende del territorio riguardo l’ambiente, l’energia e la sostenibilità voluto dalla locale Confindustria con ospite il ministro d’’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Ad illustrare il lavoro d’innovazione e rilancio portato avanti in questi anni, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, è stato Roberto Vagheggi, Direttore Generale di Esseco Industrial e CEO della divisione Cloro-Alcali.

 

Progetto Reborn

Il percorso di rilancio di Hydrochem inizia con l’acquisizione dal tavolo di crisi nel 2019 da parte di Esseco Industrial. Il sito produttivo, lasciato in uno stato di abbandono dai precedenti proprietari, ha visto investimenti superiori a 50 milioni di euro, già effettuati, che hanno portato il fatturato aziendale da 30 a 100 milioni di euro nel 2022 con una occupazione di 87 dipendenti.

Hydrochem è entrata così a far parte di Esseco Industrial: una divisione di Esseco Group con oltre 770 dipendenti e 2.500 clienti in tutto il mondo, presente in 10 Paesi con 8 siti produttivi per una dimensione pari a 620.000 m2 di cui l’80% su suolo italiano. Grazie alle 740mila tonnellate prodotte, il fatturato ha raggiunto circa i 700 milioni di euro, di fatto raddoppiato negli ultimi 5 anni.

In un settore altamente energivoro, Esseco Industrial riesce ad autoprodursi il 65% di energia elettrica utilizzata, con il 55% di energia CO2 free e il 50% di energia da fonti rinnovabili[1]. La transizione energetica è il fiore all’occhiello di Hydrochem Italia dove, grazie alle due centrali idroelettriche di Ceppo Morelli (10,8 MW) e di Megolo (6,6 MW), riesce a coprire il 75% di energia autoprodotta da fonti rinnovabili nel proprio stabilimento: su 88.300 MWh ben quasi 58.000 MWh sono autoprodotti. In pratica, come se i consumi di circa 25.000 famiglie[2]) siano totalmente in energia green.

Il progetto Reborn è stato quindi una scommessa vinta che ha portato al funzionamento e all’ottimizzazione di un sito capace di contribuire a una transizione energetica rinnovabile e più sostenibile per l’intero settore chimico.

Attenzione all’acqua

Il progetto di rilancio è stato attuato con una grande attenzione alla preservazione degli input produttivi per un sistema sostenibile e rispettoso della normativa in tema ambientale. Si è passati così per l’impianto di elettrolisi dalla tecnologia “a mercurio” – vetusta, inquinante e fuori norma tanto da bloccare la produzione – a quella “a membrana” che ha storicamente visto Esseco Industrial tra i pionieri in Europa e nel mondo, ancor prima dell’obbligo normativo comunitario.

Al contempo, per ridurre i consumi idrici dovuti alla nuova tecnologia ambientalmente non dannosa, abbiamo installato torri evaporative in grado di dissipare il calore e raffreddare l’acqua, abbattendo del 10% i consumi totali ed evitando il prelievo di acqua da pozzo di circa 600m3/h.

Trasporti green

L’approccio sostenibile ha coinvolto anche i trasporti. All’interno dello stabilimento di Pieve Vergonte era già presente una rete ferroviaria interna per il trasporto dei prodotti. Attraverso un investimento di oltre 2 milioni di euro, il sistema ferroviario è stato adeguato e rimesso in funzione così da permettere il commercio e il trasporto dei materiali in tutta Europa con un minor impatto sull’ambiente. Sino ad oggi sono stati eliminati già 1.800 autotreni e si è al lavoro per un 2024 ancor più ambizioso.

Si punta a risparmiare oltre 65 tonnellate di CO2 inviando 10 treni cloro-liquido e 12 soda-potassa in Svizzera nonché a sfruttare al meglio l’intermodalità del terminal HUPAC di Busto Arstizio, distante appena 90 chilometri per l’invio di prodotti al Nord Europa, con una stima di 1.000 isotank e un risparmio che raggiunge quasi le 500 tonnellate di CO2 l’anno. Infine, è stato avviato uno studio di fattibilità per l’utilizzo di truck elettrici per coprire la distanza tra la sede Hydrochem Italia a Pieve Vergonte e quella di Esseco a Trecate (circa 120km).

Decarbonizzazione della produzione termica

Hydrochem Italia è anche un’azienda che produce idrogeno (tramite il processo di elettrolisi prima citato), utilizzato all’interno dello stabilimento al posto del gas metano. Se fino ad ora l’impegno è stato massimo per procedere a una decarbonizzazione della produzione elettrica, ora la grande sfida è quella di recuperare il calore: una decarbonizzazione della produzione termica.

Per ottobre 2024 è prevista una modifica delle attuali colonne di distillazione dei Cloro-aromatici, tramite le quali sarà possibile recuperare il calore grazie a un circuito di pressurizzazione e a un condensatore in grafite. Attraverso questo procedimento è previsto un risparmio dell’8% dei consumi aziendali di metano, pari a 1.570 tonnellate annue in meno di CO2: l’equivalente di circa 750 autovetture a benzina[3].

Progetto Idrohydro

Gli investimenti però non sono terminati. Nel prossimo futuro, Hydrochem Italia ha presentato al Bando PNRR “Hard-to-abate”, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il progetto Idrohydro, che prevede la realizzazione di una centrale idroelettrica a Pestarena. Tuttavia, questa centrale non produrrà energia per i nostri stabilimenti, ma servirà invece per la produzione di altro idrogeno destinato a decarbonizzare ulteriormente i nostri siti produttivi (1,2 milioni di smc di metano in meno evitando di immettere 2.468 tonnellate di CO2) e, se possibile, anche l’intero territorio. Un progetto che, dunque, non punta unicamente alla sostenibilità dei nostri sistemi, ma che si volge all’intero fabbisogno energetico della comunità circostante.

Contratto di Filiera

Ad Idrohydro si aggiungono le ambiziose progettualità di ricerca scientifica e sviluppo aziendale legate al Contratto di Sviluppo Industriale presentato a Invitalia-Ministero delle Imprese e del made in Italy.

Con un investimento di ulteriori 50 milioni di euro si prevede il recupero energetico nella sintesi di acido cloridrico, la produzione di epicloridrina dei sottoprodotti dell’industria di biodiesel e il recupero di energia e materia nel processo di produzione dei cloro-aromatici. Investimenti che permetteranno un aumento occupazionale di 20 unità nel prossimo triennio.

“Siamo orgogliosi delle nostre scelte e dei progetti che abbiamo presentato e che vogliamo portare avanti, così come siamo orgogliosi di aver riportato in attività uno stabilimento antico, ma completamente rimordenizzato e, oggi, proiettato al futuro. Obiettivi che potremo raggiungere solo con il sostegno della comunità locale e delle Istituzioni, le quali avranno un ruolo cruciale nell’iter autorizzativo che sarà determinante per rendere concreti e tempestivi questi investimenti” ha concluso nel suo discorso Roberto Vagheggi, Direttore Generale di Esseco Industrial e CEO della divisione Cloro-Alcali.

 

[1] Dati comprensivi del 35% da fonti rinnovabili di rete, fonte media ultimi 5 anni Ispra 2018-2022.

[2] Fonte Arera calcolando 2,7 MWh annui a nucleo famigliare composto da 3-4 persone.

[3] Fonte Centro di ricerca della Commissione europea JRC, emissioni di CO2 media ultimi 5 anni test WLTP (World Harmonized Light Vehicle Testing Procedure) calcolo su 20.000 km di media annui ad autovettura.

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